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Chiesa di Sant'Antonio abate

Vicende storiche

Veduta d'insiemeIl portaleInternoL'organo

Della chiesa di sant'Antonio abate non si conoscono documenti antecedenti al XVI secolo; gli atti della la visita pastorale del vescovo Sfrondati del 1578 ci informano che a quell'anno la chiesa non risultava fosse stata consacrata.

Gli atti della visita Speciano del 1600 la descrivono come un edificio a navata unica con cappella maggiore ampia e imbiancata, provvista di un dipinto parietale ammalorato. L'edificio era provvisto anche di altri tre altari, uno dedicato al Corpo di Cristo (con ancona dipinta ed in cattivo stato), uno intitolato ai santi Cristoforo e Antonio con affresco, ed uno a san Rocco con ancona dipinta raffigurante il santo assieme a san Sebastiano e alla Beata Vergine. Gli ingressi erano due (uno sulla fronte e uno laterale) e le finestre erano prive di vetri, protette solo da laceri teli. Il suolo era pavimentato solo in parte con mattonelle, il resto era in terra battuta. Risultava, inoltre, che il tetto necessitava di riparazioni perché lasciava passare acqua piovana. La chiesa era provvista di campanile con due campane, ma era priva del cimitero cui era stato però assegnato uno spazio davanti la facciata.

Il Gran Cancelliere della Contea di Romanengo, Diego Salazar, donò nel 1618 le reliquie di dodici santi poste in un prezioso reliquario in legno, oggi scomparso.

Probabilmente l'edificio fu ampliato in un periodo imprecisato, mantenendone le caratteristiche originarie.Caratteristiche

Caratteristiche

La facciata è molto sobria e semplice quasi del tutto priva di elementi decorativi. Gli unici elementi di rilievo sono il portale d'ingresso con sottile cornice, dedica (S. ANTONIO ABBATI DICATVM) e timpano triangolare sopra il quale è posta a dar luce all'interno una finestra a serliana.

L'interno è ad aula unica rettangolare con cinque cappelle laterali per lato di diverso stile. Il soffitto è a volta ed interrotto da arconi. L'apparato decorativo farebbe pensare alla scuola milanese degli inizi del Novecento.

L'organo fu originariamente costruito dalla famiglia Cadei di Chiari nel 1831, ma fu riformato successivamente dalla ditta Inzoli di Crema nel 1899 e dalla ditta Agostino Benzi e figli nel 1941 e 1956. È collocato in una cantoria lignea posta in cornu Evangelii antistante il presbiterio.

Caratteristiche dell'organo: tastiera di 56 tasti (Do1-Sol5), pedaliera a leggio di 19 pedali (Do1-Mi2, 12 note reali, gli ultimi due pedali comandano il tremolo e la terzamano) costantemente unita alla tastiera. 28 registri con comando a manetta. Divisione tra bassi e soprani ai tasti Si2/Do3. Somiere a vento, trasmissione meccanica.

L'area presbiterale è lievemente sopraelevata e sulle pareti trovano posto due opere di G. Secchi raffiguranti l'Ultima cena e la Natività.

Durante alcuni lavori di ridipintura, a seguito del distacco di una porzione di intonaco, vennero alla luce brani di antichi dipinti a tempera d'uovo raffiguranti il Cristo risorto nell'incontro con la Maddalena nell'orto degli ulivi e l'Incontro del Salvatore con San Tommaso e gli altri apostoli. Quasi certamente risalgono al XVI secolo e furono ricoperti successivamente, forse nell'occasione dell'insorgenza di quale epidemia pestilenziale.

Il campanile ha la canna quadrata e le aperture della cella campanaria sono a tutto sesto; il coronamento finale è una cupoletta con croce apicale. Le campane furono rifuse nel 1999 ad opera della ditta Sabadini di Fontanella.

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Bibliografia

  • Vittorio Tiberi, Diocesi di Cremona: S. Antonio Abate, in La Provincia di sabato 7 settembre 1957
  • Gianni Bianchessi, Il Cristo riapparso, in La Provincia di giovedì 9 agosto 1990
  • Anonimo, Le campane vanno in fonderia e la parrocchiale rimane muta, in La Provincia di domenica 1° agosto 1999
  • Ferruccio Caramatti, Da Ero a Salvirola, Pandino, 1995
  • Autori vari, Regesto degli organi della diocesi di Crema, in Insula Fulcheria XLI, Crema, 2011

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